Se l’olio costa meno di 2 euro a bottiglia…

Rimini - “Se un olio extravergine d’oliva si trova sugli scaffali dei supermercati a 1,9 euro (la forbice mediamente va da 1,9 a 20 euro a bottiglia, ndr) qualche domanda bisogna pur farsela. Forse il concetto di Extravergine d’oliva va modificato, è una terminologia che porta all’equivoco”. A sostenerlo è stato il professor Maurizio Servilli dell’Università di Perugia, intervenuto al convegno di SAPORE (Rimini Fiera 19-22 febbraio) su “Monocultivar di Puglia unite. Profumato. Piccante. Amaro. Buono per la salute”, organizzato presso l’area Città dell’Olio dalla Regione Puglia – Assessorato Risorse Agroalimentari.
Ecco dunque la proposta di creare una “qualità superior” per l’olio così da certificare non solo che il prodotto è ottenuto dalla spremitura delle olive, ma che contiene quelle sostanze (innanzitutto polifenoli) che lo rendono nutrizionalmente unico e preziosissimo per la salute. Sostanze contenute soprattutto nelle cultivar italiane (90 diverse sono utilizzate normalmente nel nostro Paese contro le 3 della Spagna e una sola in Grecia). Per rimanere competitivi sul mercato occorre dunque produrre solo olio di altissima qualità.

A confermarne il valore medico-farmacologico-salutistico dell’olio extravergine d’oliva di qualità è stato Guido Morozzi dell’Università di Perugia, che da circa 10 anni studia il fenomeno, e che ha scientificamente provato il ruolo attivo che ha nella prevenzione di alcuni tumori. E se l’effetto antiossidante è ormai unanimemente riconosciuto, la novità sta nell’effetto antiproliferativo. Cosa significa? Che quando somministrato (olio con alta concentrazione di polifenoli) a basse dosi ritarda la proliferazione di alcune cellule tumorali, mentre se assunto in quantità maggiore riesce addirittura la bloccarla. Gli studi condotti da Morozzi (in vitro) confermerebbero poi un effetto antinfiammatorio e uno anti aging (collegato all’effetto ossidativo).

Il nutrizionista Francesco Galli dell’Università di Perugia ha ricordato che l’olio è uno degli elementi principe di quella dieta mediterranea recentemente dichiarata dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. E che la vera evidenza è data dai risultati che si possono rilevare sulle popolazioni che ne fanno uso. Ha però ammonito che nelle scelte bisogna essere lungimiranti. Soprattutto a livello nutrizionale le abitudini di oggi andranno ad influire, in modo evidente, sui nostri nipoti.

A titolo di provocazione, l’assessore alle attività produttive del comune di Andria, Benedetto Misciscia, che è anche coordinatore regionale Città dell’Olio pugliesi ha fatto notare che si fa molta attenzione all’olio sintetico da utilizzare nell’auto e non si pone poi la stessa attenzione in quello che si mangia. Il risultato? In Puglia il 40% dei bambini sono obesi. Ha poi posto l’accento su quello che avviene a livello nazionale: ben l’80% della produzione di olio arriva da tre regioni del Sud Italia (Puglia, Calabria e Sicilia) che però poi ne imbottigliano solo il 14%. Misciscia a poi proposto la creazione di denominazioni che, come avviene nel vino, identifichino l’olio in purezza. Ovvero quello ottenuto da unico Cultivar. In particolare, l’assessore si sta attivando per quello prodotto nella zona di Andria: l’olio extravergine ottenuto dalla “coratina”, una cultivar da cui si ottiene un olio particolarmente ricco di polifenoli che determinano quella sensazione di “piccante” che spesso i consumatori  scambiano, erroneamente, per acidità. Questa ricchezza consente all’olio di preservarsi anche per due anni.

Ha chiuso i lavori Francesco Lombardo, Vice presidente Associazione Nazionale Città dell’Olio, fondata nel 1994 per promuovere e valorizzare i territori olivetani d’Italia e che oggi raccoglie 350 soci.

pubblicato il 21.02.2011