Focus vendemmia in Emilia Romagna

Si chiama Bacco, come il dio del vino e della vendemmia, l’anticiclone che ha riportato il sole tra i vigneti del Bel Paese. Dopo le piogge che hanno dato un po’ di sollievo ai vigneti affaticati da un’estate da record si torna tra i filari per cominciare a raccogliere il Lambrusco Salamino e i vitigni a bacca rossa del piacentino in Emilia e portare avanti la vendemmia di Albana e Sangiovese in Romagna. La speranza è che una buona escursione giorno-notte porti a completamento la maturazione delle uve, in molte zone provata dai sette anticicloni che da giugno ai primi di settembre hanno fatto alzare frequentemente la colonnina di mercurio sopra i 35°C con precipitazioni inferiori a 50mm.

Questo stato di cose ha determinato da un lato un anticipo, dall’altro una forte eterogeneità nella maturazione delle uve. In Romagna, la vendemmia delle varietà precoci come lo Chardonnay e il Pinot Bianco è iniziata il 13 agosto, con 10 giorni di anticipo rispetto alla media, mentre in Emilia i primi grappoli sono stati staccati il 20, con anticipi di maturazione che raggiungono il mese. Le variazioni nelle epoche di maturazione dell’uva sono sensibili non solo in funzione del vitigno, ma anche della zona in cui si trova il vigneto. Così, in Romagna, alcuni vigneti di Sangiovese sono già oggi pronti per la vendemmia, alcuni matureranno nella norma, intorno al 20 settembre, e in altri la raccolta avverrà solo più tardi, se la maturazione riuscirà a completarsi grazie alle precipitazioni di settembre. Anche per l’Albana si evidenzia una situazione analoga, mentre tra pochi giorni inizierà la raccolta del Trebbiano, che presenta invece una maturazione più regolare.
Situazione simile in Emilia. La vendemmia di Chardonnay e Sauvignon è iniziata a metà agosto, il Pignoletto è ormai tutto in cantina e da poco si è messo mano ai vigneti di Ancellotta e Lambrusco. L’anticipo, di una decina di giorni rispetto alla media degli ultimi anni, si fa più sensibile se rapportato alle vendemmie degli anni ’70, che cominciavano per le diverse tipologie circa un mese più tardi di oggi.

Il 2012 sarà ricordato come la più scarsa degli ultimi 50 anni dopo la 2003. “La vendemmia 2012 sconta il gelo dell’inverno passato e la siccità dei mesi appena trascorsi, ma rientra anche in un trend più generale,” Commenta Gian Alfonso Roda, presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna. In tutta Italia dal 1996 al 2011 la produzione è andata calando anche in seguito agli incentivi per l’estirpazione dei vigneti: in alcune regioni il dato attuale è vicino alla metà di quello di 15 anni fa. In questo periodo la produzione emiliano romagnola è diminuita del 18% ma nello stesso tempo ha guadagnato una quota del 14% sul totale Italia superando la Sicilia e posizionandosi al secondo posto per produzione dopo il Veneto. Per il 2012, la produzione si può stimare intorno ai 6.130.000 hl, con un -5% sul 2011 risultante da consistenti perdite di prodotto in alcune aree dell’Emilia e dalla prevista sostanziale stabilità della produzione romagnola.”

Dal punto di vista qualitativo se ovunque la siccità ha pressoché azzerato il problema dei parassiti e delle muffe risultando in uve sane e con una forte concentrazione zuccherina, a fare la differenza è stata la possibilità di intervenire con adeguate irrigazioni di soccorso. Ove queste sono state possibili i vigneti non presentano segni di stress idrico, mentre quelli gestiti senza questo tipo di accorgimenti, particolarmente in collina, presentano, oltre al decremento quantitativo, anche un’incognita sulla qualità, rispecchiando una più generale difficoltà che interessa tutto il vigneto nazionale.