VINI E VITIGNI

Tra le denominazioni il debutto della Doc Romagna

In Italia il comparto dei vini Doc, Docg e Igt continua a evidenziare una tendenza espansiva, anche attraverso il numero di denominazioni che, alla fine del 2011, hanno raggiunto quota 521, con circa 20 nuovi riconoscimenti rispetto all’inizio dell’anno. Le denominazioni Doc sono diventate 330, seguite da 73 denominazioni Docg e da 118 Igt. Un numero di denominazioni che, purtroppo, spesso creano solo confusione al consumatore, abbagliato da una marea di etichette che di fatto non sempre gli fanno comprendere la vera origine del prodotto. Non è questo il caso dell’Emilia Romagna, dove negli ultimi tempi si è attuata una riorganizzazione delle denominazioni mirata a fare chiarezza per il consumatore finale e a tutelare le specificità di un territorio sempre più vocato a una produzione di qualità. In particolare, il Consorzio dei Vini di Romagna ha dato vita al nuovo disciplinare “Romagna”, ufficializzato nell’ottobre del 2011, che accorpa tutte le precedenti denominazioni, con l’obiettivo di salvaguardare e promuovere con maggiore efficacia i territori e i vini romagnoli, a livello nazionale e internazionale. La nuova Doc Romagna riunisce tutti i precedenti 5 disciplinari (Sangiovese, Trebbiano, Cagnina, Pagadebit Romagna Albana Spumante) in un’unica denominazione e modifica la Docg con il nuovo nome Romagna Albana, con l’obiettivo di tutelare e promuovere con maggiore efficacia, sul mercato nazionale e internazionale, le aree vocate alla viticoltura e i vini della regione del “Passator Cortese”. Per il vino romagnolo si tratta di una svolta importante e coraggiosa che, partendo da una tradizione antica (si pensi che l’Albana di Romagna è stato il primo vino bianco italiano riconosciuto come Docg), vuole conferire un nuovo slancio al settore con un progetto organico e innovativo. Sempre in questi ultimi anni alcune novità importanti hanno riguardato i vini prodotti in Emilia e le loro denominazioni. In particolare, nel 2010 è stata consacrata la seconda Docg della regione – Colli Bolognesi Pignoletto Classico – e sono state riconosciute due nuove Doc riguardanti il territorio piacentino: Gutturnio Doc e Ortrugo Doc.

Colli Piacentini Doc
La Doc Colli Piacentini, riconosciuta nel 1967, ha come zona di produzione la collina piacentina. Con questa denominazione vengono ottenuti vini rossi e bianchi, prodotti anche nelle versioni Frizzante e Spumante. Tra i vini
rossi della Doc vi sono la Bonarda, il Pinot Nero e il Barbera, ottenuti dai rispettivi vitigni omonimi presenti in percentuale minima dell’85%. Tra i vini bianchi troviamo lo Chardonnay, la Malvasia (anche in versione passito), il Sauvignon, il Trebbiano Val Trebbia e il Valnure. Fino al 2010 erano compresi in questa Doc anche il gutturnio e l’ortrugo, oggi Doc autonome.

Gutturnio Doc

In precedenza presente come tipologia della Doc “Colli Piacentini”, dal 2010 la Doc Gutturnio è stata riconosciuta ufficialmente, obbligatoriamente seguita da una delle seguenti menzioni: Frizzante, Superiore, Classico Superiore, Riserva, Classico Riserva. I vini a denominazione di origine controllata “Gutturnio” devono essere ottenuti da uve Barbera (dal 55% al 70%) e Croatina (localmente detta Bonarda, dal 30% al 45%). La zona di produzione delle uve che possono essere destinate alla produzione del vino “Gutturnio”, è suddivisa in più comprensori in provincia di Piacenza. I comprensori di produzione delle uve comprendono totalmente il territorio collinare del comune di Ziano Piacentino e comprendono il territorio collinare parziale dei comuni di: Pianello Val Tidone, Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni, Nibbiano, Agazzano, Piozzano, Gazzola, Vigolzone, Rivergaro, Ponte dell’Olio, Castell’Arquato, Carpaneto Piacentino, S.Giorgio Piacentino, Gropparello, Alseno, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca.

Ortrugo Doc
Estrapolata dalla presistente Doc “Colli Piacentini” e riconosciuta ufficialmente nel 2010, la Doc Ortrugo comprende il territorio a vocazione viticola delle colline piacentine e include, in provincia di Piacenza, l’intero territorio amministrativo di Caminata (escluso le isole amministrative in provincia di Pavia), Nibbiano, Pianello Val Tidone, Piozzano, Ziano Piacentino, e in parte il territorio amministrativo dei comuni di Agazzano, Alseno, Bettola, Bobbio, Borgonovo Val Tidone, Carpaneto
Piacentino, Castell’Arquato, Castel San Giovanni, Coli, Gazzola, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda, Pecorara, Ponte dell’Olio, Rivergaro, San Giorgio Piacentino, Travo, Vernasca e Vigolzone. I vini a denominazione di origine controllata
“Ortrugo” devono essere ottenuti da uve della varieta’ Ortrugo per almeno il 90%; possono concorrere le uve dei vitigni a bacca di colore analogo, non aromatiche, idonee alla coltivazione in Emilia-Romagna, fino a un massimo del 10%. La Doc Ortrugo comprende anche le tipologie frizzante e spumante. Le uve destinate alla produzione dei vini spumanti a Doc “Ortrugo” devono assicurare un titolo alcolometrico minimo totale naturale dell’ 9,50% vol.

Colli di Parma Doc
Riconosciuta nel 1982, la Doc Colli di Parma annovera rossi e bianchi prodotti nei territori collinari. In testa troviamo la Malvasia, dall’omonimo vitigno malvasia di Candia aromatica in purezza o con aggiunta di moscato bianco (max 15%). È prodotto anche nella tipologia Spumante Secco o Amabile. Altro bianco della Doc è il Sauvignon, ottenuto anche con metodo Champenoise nella versione Spumante. Il Rosso Colli di Parma - barbera (60-75%) e bonarda (25-40%) -  è un vino fresco e profumato. Oggi la Doc, ampliata, comprende Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Barbera, Bonarda e Lambrusco.

Reggiano Doc
La Doc Reggiano, riconosciuta nel 1971, comprende le quattro tipologie Rosso, Lambrusco Rosso o Rosato, Lambrusco Salamino Rosso o Rosato e Bianco Spumante, prodotte nei territori della provincia di Reggio Emilia. Sono presenti tutte le varietà del lambrusco, con prevalenza dei vitigni salamino, maestri, marani, montericco e ancellotta (o lancellotta). Il vino Lambrusco Rosso o Rosato della Doc Reggiano contempla i lambruschi marani, salamino, montericco, maestri e di Sorbara, mentre il Lambrusco Salamino nasce dal vitigno omonimo. La tipologia Rosso della Doc Reggiano nasce da un uvaggio di ancellotta (50-60%).

Colli di Scandiano e Canossa Doc
La Doc Colli di Scandiano e di Canossa, ottenuta nel 1996, si inserisce nella zona della Doc Reggiano occupando i territori di 15 comuni della Provincia di Reggio Emilia. Il fiore all’occhiello di questa Doc è il Bianco Classico Superiore (vitigno sauvignon min. 85%), che si offre nelle tipologie Secco, Abboccato, Amabile o Dolce. Anche in questa Doc reggiana è forte la presenza del Lambrusco con le tipologie Lambrusco Montericco Rosso, Lambrusco Montericco Rosato e Lambrusco Grasparossa (nella foto). Tra i rossi anche Malbo Gentile, Marzemino e Cabernet Sauvignon.

Modena Doc
Con la menzione Modena o di Modena Doc (Decreto 27 luglio 2009) vengono identificare tipologie di vini Lambrusco di Modena, Pignoletto di Modena, Rosso di Modena, Rosato di Modena, Bianco di Modena. La nuova Doc è in sostituzione della Igt Modena. La zona di produzione comprende 32 comuni in provincia di Modena, tra i quali Campogalliano, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelvetro di Modena, Cavezzo, Concordia sul Secchia, Finale Emilia, Formigine, Maranello, Marano sul Panaro, Mirandola, Modena, Nonantola, Ravarino, S.Cesario sul Panaro, S.Felice sul Panaro, S. Prospero sul Secchia, Sassuolo, Savignano sul Panaro, Serramazzoni, Spilamberto, Vignola

Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc
La Doc Lambrusco Grasparossa di Castelvetro è stata riconosciuta nel 1970 e ha come zona di produzione i territori di 14 comuni della provincia di Modena. La Doc prevede alla base del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro le uve del vitigno omonimo (min. 85%), ammettendo per un massimo del 15% altri lambruschi, malbo gentile e fortana. Il Lambrusco grasparossa prende il nome dal colore rosso vinoso tipico del raspo e dei pedicelli del vitigno, coltivato soprattutto nella zona di Castelvetro e dintorni. Esiste anche la versione Rosato. Si abbina con tutti piatti tradizionali della cucina emiliana, dai primi piatti conditi con carne, paste al forno, arrosti, salumi, formaggi; ideale con dessert nella tipologia Amabile.

Lambrusco Salamino di Santa Croce Doc
Le Doc della provincia di Modena ruotano attorno al Lambrusco, di cui le varietà più diffuse e conosciute sono il lambrusco salamino, quello grasparossa e il lambrusco di Sorbara, a cui sono dedicati tre marchi a Denominazione d’Origine Controllata. Il lambrusco salamino, detto anche di Santa Croce, dal nome della frazione di Carpi al quale si lega la sua origine, deve il suo nome alla particolare forma cilindrica del grappolo che lo fa assomigliare ad un piccolo salame. La Doc, riconosciuta nel 1970, si estende nei territori di 13 comuni della parte settentrionale della provincia di Modena. È un vino da bere ancora giovane, ideale con cotechino o Parmigiano Reggiano.

Lambrusco di Sorbara Doc

Il Lambrusco di Sorbara, di cui la Doc è stata ottenuta nel 1970, comprende i territori di 12 comuni della provincia di Modena. Previsto anche nella versione Rosato, si ottiene dal vitigno omonimo (min. 60%) e dal lambrusco salamino (max 40%); è un vino di coloro rosso rubino chiaro. Al gusto è fresco, delicato e particolarmente fine. La gradazione alcolica minima prevista dal disciplinare della Doc è 10,5%, l’abbinamento ideale è con i piatti saporiti del territorio,con Parmigiano Reggiano, lasagne.

Reno Doc
La Doc Reno, riconosciuta nel 1987, comprende nella sua zona di produzione 28 comuni della provincia di Bologna e 5 comuni del modenese. Sotto questa Doc sono compresi tre vini bianchi di grande pregio: Montuni, Bianco e Pignoletto. Il Montuni, ottenuto dal vitigno montù (min. 85%), è un autoctono della pianura bolognese di antiche origini, da bere giovane, insieme a carni bianche e minestre in brodo. Il Bianco è ottenuto da un uvaggio di albana e trebbiano romagnolo al 40% e altri vitigni a bacca bianca (max 60%). Il Pignoletto originario del comune di Bentivoglio, presenta  un grappolo compatto, quasi cilindrico. Per tutti e tre i vini il titolo alcolometrico minimo è 10,5%.

Colli Bolognesi Pignoletto Classico Docg
Riconosciuta come Doc nel 1997, comprende la stessa zona di produzione della Doc Colli Bolognesi. Si ottiene dal vitigno pignoletto (min. 85%) e da pinot bianco, riesling italico e trebbiano romagnolo (max. 15%). Giustamente considerato il “Re dei Colli Bolognesi” è ottimo come aperitivo, è perfetto con antipasti all’italiana, ideale con pesce alla griglia. Si consiglia di degustarlo giovane, stappando a 8°-10°C.

Colli Bolognesi Doc
Nella Doc Colli Bolognesi, ottenuta nel 1993, rientrano i territori collinari di 14 comuni della Provincia di Bologna e parte di Savignano sul Panaro, in provincia di Modena. La Doc Colli Bolognesi oggi prevede la sottozona BOLOGNA, mentre sono state revocate tutte le precedenti sottozone. Tra i numerosi vini bianchi e rossi previsti da questa denominazione spicca il pignoletto, vino autoctono a bacca bianca che dà vini delicati e poco strutturati, ideale per aperitivi e antipasti di mare. E’
previsto anche nelle tipologie Superiore, Passito e Spumante, Secco o Amabile. Gli altri bianchi della Doc sono Sauvignon, Chardonnay, Riesling e Pinot Bianco. Tra i rossi spiccano le riserve di Barbera e Cabernet Sauvignon.

Bosco Eliceo Doc
Questa Denominazione, riconosciuta nel 1989, si estende dalle zone lagunari del ferrarese fino ai comuni di Ravenna e Cervia,  risultato di molti anni di studio, ricerche, scelta dei terreni e sperimentazioni di nuove tecnologie che hanno portato alla riscoperta dei cosiddetti “vini della sabbia”. Il più importante è il Fortana, ottenuto dal vitigno omonimo (min. 85%) conosciuto anche come “uva d’oro”. Dalle sue uve si ricava un vino rosso fresco, fruttato, poco tannico, da bere giovane. Ideale per accompagnare l’anguilla, ma anche la salama da sugo, altra tipicità della zona. Le altre tipologie della Doc sono per i rossi il Merlot mentre per i bianchi ci sono il Sauvignon e il Bianco, risultato di un uvaggio di trebbiano romagnolo, min. 70%, sauvignon e malvasia bianca di Candia, max 30%.

Colli d’Imola Doc
Doc riconosciuta nel 1997. La zona di produzione comprende i comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola e Ozzano dell’Emilia, in provincia di Bologna. La Doc Colli d’Imola, prevede le tipologie, Bianco, Chardonnay; Pignoletto; Trebbiano, ottenuti almeno con l’85% dello stesso vitigno; Rosso, ottenuto dai vitigni a bacca rossa idonei in provincia di Bologna; Barbera; Cabernet Sauvignon e Sangiovese, ottenuti dagli omonimi vitigni almeno per l’85%. Sono previste, inoltre, le versioni Superiore, per il Bianco; Riserva, per il Rosso, Cabernet sauvignon e Sangiovese; Frizzante, per il Bianco, Chardonnay, Pignoletto, Trebbiano e Barbera e Novello, per il Rosso.

Colli di Faenza Doc
Doc riconosciuta nel 1997. La zona di produzione comprende interamente i comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Riolo Terme e parte di Castel Bolognese e Faenza, in provincia di Ravenna; interamente il comune di Modigliana e parte di Tredozio in provincia di Fc. La Doc Colli di Faenza, prevede le tipologie, Bianco, ottenuto con chardonnay 40-60%, pignoletto e/o pinot bianco e/o sauvignon bianco e/o trebbiano romagnolo 60-40%; Pinot Bianco; Trebbiano, ottenuti almeno con l’85% dell’omonimo vitigno; Rosso, da cabernet sauvignon 40-60%, ancellotta e/o ciliegiolo e/o merlot e/o sangiovese 60-40% e Sangiovese, ottenuto in purezza dallo stesso vitigno. È prevista la versione Riserva, per il Rosso e il Sangiovese.

Colli Romagna Centrale Doc
Doc riconosciuta nel 2001. La zona di produzione comprende i comuni di Borghi, Castrocaro Terme, Civitella di Romagna, Dovadola, Galeata, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Montiano, Predappio, Rocca S. Casciano, Roncofreddo, Santa Sofia, Sarsina, Sogliano al Rubicone, Tredozio, Bertinoro, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Longiano e Savignano (FC). Tipologie: Bianco, ottenuto da chardonnay 50-60%, bombino, sauvignon, trebbiano, pinot bianco 40-50%; Chardonnay, dal vitigno omonimo al 100%; Trebbiano, l’85% dal vitigno trebbiano romagnolo; Rosso, da cabernet sauvignon 50-60%, sangiovese, merlot, barbera, montepulciano 40-50%; Cabernet Sauvignon, stesso vitigno almeno 85% e Sangiovese.

Colli di Rimini Doc
Doc riconosciuta nel 1996. La zona di produzione comprende i comuni di Coriano, Gemmano, Mondaino, Monte Colombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Morciano di Romagna, Poggio Berni, Saludecio, San Clemente, Torriana, Verucchio e in parte Cattolica, Misano Adriatico, Riccione, Rimini, San Giovanni in Marignano e Santarcangelo di Romagna. La Doc Colli di Rimini, prevede le tipologie Bianco, da trebbiano romagnolo 50-70%, biancame e/o mostosa 30-50%; Biancame, da biancame 85%, altri massimo 15%; Rébola, ottenuto da pignoletto 85%, altri massimo 15%, proposto nelle versioni Amabile, Dolce e Passito; Rosso, ottenuto da sangiovese 60-75%, cabernet sauvignon 15-25%, merlot e/o barbera e/o montepulciano e/o ciliegiolo e/o terrano e/o ancellotta massimo 25%; Cabernet Sauvignon per l’85%. Prevista anche la versione Riserva per il Cabernet Sauvignon.

Romagna Doc
Nata con la vendemmia del 2011, questa nuova Doc ha accorpato le precedenti Doc Cagnina di Romagna, Pagadebit di Romagna, Romagna Albana Spumante, Sangiovese di Romagna e Trebbiano di Romagna, diventate tipologie della stessa Doc Romagna e quindi, con la vendemmia 2011, tutte revocate. In sostanza, ora la Doc è Romagna che prevede le precedenti specificazioni (Cagnina, Pagadebit, Albana Spumante, Sangiovese e Trebbiano), mentre sarà possibile vedere ancora le precedenti Doc per qualche anno sulle etichette dei vini prodotti con uve delle vendemmie precedenti al 2011. Il nuovo disciplinare prevede per il Sangiovese la possibilità di etichettare con una delle seguenti 12 menzioni geografiche (sottozone): Bertinoro, Brisighella, Castrocaro - Terra del Sole, Cesena, Longiano, Meldola, Modigliana, Marzeno, Oriolo, Predappio, San Vicinio, Serra. Per la specificazione Pagadebit, invece, è prevista la sottozona Bertinoro. La menzione aggiuntiva della sottozona aiuta a qualificare ulteriormente i prodotti, creando interesse verso la conoscenza delle particolarità dei luoghi, che conferiscono caratteristiche peculiari a ciascun vino.

Romagna Docg Albana

Docg riconosciuta nel 1987 come Albana di Romagna e diventata con la vendemmia del 2011 Romagna Albana Docg. La zona di produzione comprende i comuni di Bertinoro, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Longiano, Meldola, Montiano, Roncofreddo e Savignano sul Rubicone, in provincia di Forlì-Cesena; Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza e Riolo Terme, in quella di Ravenna; Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola e Ozzano dell’Emilia, in quella di Bologna. Il vitigno è l’albana (minimo 95% con un massimo del 5% altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione in regione). La resa massima è di 10 t/ha e le tipologie previste sono: Secco, Amabile, Dolce, Passito e Passito Riserva.

Igt d’Emilia e di Romagna
La produzione di vini Igt (Indicazione geografica tipica) è disciplinata dalla legge n.164 del 10 febbraio 1992.
In genere, sono designate con il nome geografico relativo o, in ogni modo, indicativo della zona, in conformità alla normativa italiana e della Cee. Le Igt, normalmente comprendono un ampio territorio viticolo, con un’uniformità ambientale e in grado di conferire caratteristiche omogenee al vino ottenuto. Il marchio infatti lega il vino ad un determinato territorio viticolo uniforme che conferisce caratteristiche omogenee al prodotto. Dal febbraio 1995 è entrato in vigore il divieto di designare con un nome geografico i “vini comuni” diversi dalle Docg, Doc e Igt. Attualmente in Italia le Igt sono 117 di cui 9 presenti in Emilia-Romagna. In Emilia sono state riconosciute le Igt Bianco di Castelfranco Emilia, Emilia, Fortana del Taro, Terre di Veleja, Val Tidone. In Romagna, con Decreto 18/11/1995 - G.U. 06/12/1995, sono state riconosciute le Igt Forlì, Ravenna, Rubicone e Sillaro o Bianco del Sillaro.