PRESENTAZIONE

In quali sottozone di qualità si fraziona il territorio del sangiovese di Romagna Doc? Perchè a Cesenatico il rosso si abbina al pesce azzurro? A che temperatura è meglio sorseggiare un lambrusco accompagnato da un piatto di mortadella? www.orologireplichesvizzere.it Cosa cambia sui colli bolognesi ora che il pignoletto ha ottenuto la Docg? A queste e a molte altre domande rispondono le quattrocentotrentadue pagine a colori ricche di contenuti, cartine, informazioni e curiosità dell’edizione 2011/2012 di ‘Emilia Romagna da Bere e da Mangiare’, guida ai vini alle cantine e ai cibi del territorio, realizzata da PrimaPagina Editore insieme alle Associazioni dei Sommelier Ais territoriali e alla Regione. All’interno 300 cantine mappate per favorire la circuitazione degli enoturisti, oltre 1.000 etichette descritte e valutate dalle commissioni dei sommelier,  i vini top, i prodotti, i cibi tipici, gli abbinamenti e un ‘minicorso’ per imparare a degustare e scegliere il vino. Di semplice e rapida consultazione ‘Emilia Romagna da Bere e da Mangiare’ si conferma il punto di riferimento insostituibile per chi vuole conoscere ed esplorare i vini e la cultura gastronomica dei territori emiliano romagnoli.

 

 

 

Vino, cibo, tradizioni, cultura e radici tricolore

di Maurizio Magni direttore collana ‘guide daBere’

Una serie di date coincidenti, evocative e simboliche. Sono, ormai è cosa nota, il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e il centesimo della morte di Pellegrino Artusi. Colui che, romagnolo di nascita, l’Italia l’ha unita a tavola. E a Pellegrino Artusi, per affetto e rispetto,replique montres suisses abbiamo chiesto in prestito una frase celebre che parla di ‘regni di natura’ e di moderazione. Concetto quest’ultimo che ha a che fare con il consumo responsabile del vino oltre che del cibo, con la cultura delle tavole del territorio e con i prodotti della tradizione. Ragionamenti da sempre portati avanti attraverso questa guida e le manifestazioni collegate di ‘Emilia Romagna è un Mare di Sapori’. Con l’insostituibile aiuto delle associazioni dei sommelier e l’appoggio degli enti territoriali, Regione Emilia Romagna in testa. E veniamo all’Unità d’Italia. E in particolare alla ‘trafila’ garibaldina. Quella lunga fuga dalle ceneri della Repubblica Romana che gli ultimi drappelli garibaldini, con alla testa il loro capo e un’Anita morente, intrapresero da San Marino, passando per Cesenatico, fino ai territori del Po di Goro. Ci piace ricordare quest’avventura tutta emiliano romagnola, diventata un mito in quel di Cesenatico dove viene quasi venerata, con un busto dedicato all’eroe dei due mondi e una bella piazza, fronte porto, intitolata al suo luogotenente Ciceruacchio, passato per le armi dall’esercito austriaco sulla spiaggia di Goro. E proprio da Goro abbiamo pensato di far scendere a Cesenatico, percorrendo a ritroso la ‘Trafila’, le magnifiche vongole veraci, uno dei prodotti simbolo della gastronomia delle terre del Po. Le offriremo in degustazione il 29 luglio sul molo di Ponente a Cesenatico insieme a centinaia di etichette regionali in una delle serate di Tramonto DiVino, realizzate con i sommelier di Ais, per far conoscere questa guida e i grandi prodotti regionali, ad appassionati e turisti. Tramonto DiVino bissa a Lido degli Estensi (22 luglio), Riccione (3 agosto), Milano Marittima (3 settembre), Zola Predosa di Bologna (18 settembre).


Giusto riconoscimento per il re dei colli bolognesi


di Quirino Raffaele Piccirilli presidente Ais Emilia

Dalla vendemmia 2010 il Pignoletto Classico Colli Bolognesi entra nell’olimpo delle Docg, per primo in Emilia e secondo in regione dopo l’Albana di Romagna. La lieta novella è arrivata con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale non proprio come fulmine a ciel sereno. Molto infatti e da più parti è stato fatto per ottenere questo risultato che rappresenta il giusto premio al  duro e paziente lavoro dei produttori dei Colli Bolognesi. E quella della Docg al pignoletto è infatti, senza dubbio una vittoria di squadra, con il maggior merito ai produttori che sono andati avanti per la loro strada realizzando un vino che anno dopo anno è cresciuto rimanendo autentico nelle sue caratteristiche e nella sua autoctonicità. Ma lo è anche delle istituzioni cominciando dalla Regione che ha spinto l’acceleratore sulla comunicazione di questo prodotto, vera  bandiera del territorio bolognese. E, credo di poterlo dire, di noi sommelier che attraverso le nostre attività di divulgazione, di cui questa guida è uno dei più riusciti esempi, riusciamo a catalizzare l’attenzione del pubblico che piano piano scopre o riscopre il territorio e le sue eccellenze. Come il pignoletto per esempio un vitigno che va assolutamente riscoperto e promosso a livello nazionale per le sue caratteristiche di piacevolezza e di buona beva e che prorpio con l’acquisizione della Docg può giocare un’ulteriore carta importante.  E  non a caso infatti il re dei Colli Bolognesi ha suscitato un notevole interesse commerciale con un incremento del 25% delle vendite nell’ultimo anno e un vero e proprio boom di visite all’ultimo Vinitaly, testimoniato dal grande interesse manifestato dai visitatori, semplici curiosi ma anche e soprattutto addetti ai lavori e giornalisti, per il padiglione dell’Emilia Romagna. Già perché l’Emilia Romagna è un patrimonio di eccellenze. I suoi giacimenti gastronomici sono unici e irripetibili e il vino fa da magistrale contorno, sottolineando con le sue specificità le caratteristiche della cucina regionale, facendone un tutt’uno con la cultura e la vivibilità del territorio. Insomma cultura del buon bere e della buona tavola come testimonianza del ben vivere dell’Emilia Romagna, con noi sommelier come custodi e questa guida, una piccola grande bibbia, per leggere e interpretare nel migliore dei modi il territorio.


Lavoro paziente e professionale che dà lustro ai nostro vini 


di Gian Carlo Mondini presidente Ais Romagna

Ancora una volta siamo riusciti, seppur con molteplici difficoltà, a realizzare la nuova edizione della guida Emilia Romagna da bere e da mangiare. Un piccolo, grande sforzo prodotto da Ais Romagna per dare voce e visibilità ai tanti produttori piccoli e grandi, conosciuti, o emergenti alla prima adesione,replica-watch tutti comunque collocati sullo stesso piano di valutazione. E non mi stancherò mai di sottolineare quanto sia complesso mettere insieme  questo lavoro, il tutto  nei rigidi tempi programmati che l’uscita di una pubblicazione ci impone. Uno sforzo e impegno di tanti sommelier che prestano la loro opera con competenza e assoluta buona fede e che, forse, non sempre viene recepito da tutti allo stesso modo. Noi non siamo dei maratoneti che degustano e giudicano oltre cento vini in una sola giornata, e si ritengono infallibili. Noi organizziamo pannel e commissioni che giudicano un numero congruo di vini con professionalità e competenza. Siamo fieri del lavoro fatto, anche se qualcuno come sempre non sarà soddisfatto dei giudizi raccolti, così come altri saranno felici dei riconoscimenti ottenuti. Personalmente ritengo che il nostro impegno e questa stessa guida siano importante non solo e non tanto  per le valutazioni attribuite a cantine ed etichette, ma per la visibilità e l’attenzione ai vini del nostro territorio che noi sommelier, giorno dopo giorno, portiamo avanti a fianco dei produttori e delle istituzioni. Tornando alla guida se in questa edizioni diminuiscono un po’ le eccellenze, tante comunque sono le conferme e le  piacevoli novità. Del resto i moltissimi vini che sfiorano il massimo riconoscimento sono il segno tangibile di una qualità e di una piacevolezza complessiva raggiunta in questi anni dal ‘prodotto Romagna’. A tutti mi sento di dire di mantenere questi livelli, ove possibile anche migliorarli per essere sempre competitivi in un mercato  che tende a bruciare tutto e in fretta. Soprattutto quei vini senza storia, senza tradizione senza qualità, senza quel legame al territorio che è l’espressione di più generazioni che hanno tramandato  la cultura del buon bere romagnolo. Espressione che mi auguro possano trovare i nostri lettori confrontandosi con le descrizioni dei vini, consapevoli che comunque ognuno ad ogni assaggio diventerà il giudice più attendibile delle emozioni che il buon bere sa  trasmettere...


Qui in Emilia Romagna puntiamo sempre all’eccellenza


di Tiberio Rabboni Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna

Da queste parti difficilmente ci si accontenta. Quando si fa una cosa si cerca di farla bene. Possibilmente meglio degli altri. Naturalmente non sempre ci si riesce. Molto spesso però si ottengono dei buoni risultati. Le nostre macchine, come d’altra parte le nostre moto, da un po’ di tempo risultano le più veloci del mondo. Caso, coincidenze, fortuna? Che dire allora dell’ineguagliabile offerta turistica della costa romagnola, o delle acclamate eccellenze agricole ed alimentari di queste terre. Il parmigiano-reggiano è considerato il ‘Re’ dei formaggi e le pesche e nettarine di Romagna le ‘regine’ dell’estate e anche il prosciutto di Parma si fa riconoscere per una corona impressa a fuoco sulla cotenna. Casi anche questi? No, siamo semplicemente persone esigenti, innanzitutto con noi stessi e poi con gli altri. Questo ci aiuta a dare di meglio e di più. Ed è così anche per il vino. I nostri vignaioli in questi anni hanno investito molto in professionalità, in qualità, in tecniche rispettose dell’ambiente e del consumatore, nei territori vocati, e nelle buone pratiche enologiche di cantina. I risultati sono straordinari, come, del resto lo sono nei diversi campi dell’agire emiliano-romagnolo. Se siete scettici provate per credere, questa guida vi aiuterà.

 

 

 

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