Verticale di 'Centesimino' tra storia e degustazione

Faenza – Quattro annate in versione acciaio (Savignòn Rosso), altrettante per quella affinata in legno (Rifugio), in una verticale dedicata al “Centesimino”. Si è svolta venerdì scorso (20 Aprile 2012) alla cantina “La Sabbiona” di Oriolo dei Fichi, Faenza (Ravenna) che ha ospitato una serata sul vitigno scampato all’estinzione grazie alla felice intuizione di Pietro Pianori (detto Centesimino) nei primi anni ’60. Inizialmente la vinificazione era realizzata esclusivamente per l’auto consumo, per amici e parenti o per le feste. Pian piano alcuni agricoltori della zona, sull’esempio di Pianori, realizzarono piccoli impianti ma solo nel 2003, in occasione della sua iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà di Vini, sarebbe stato denominato “Centesimino”.
Presente fra gli ospiti della serata anche Marisa Fontana, ampelografa che in quegli anni seguì tutto lo studio storico e biologico sul vitigno e l’iter per il suo riconoscimento Igt. Oggi sono 9 i viticoltori che permettono al Centesimino (anticamente detto in romagnolo Savignòn Rosso) di sopravvivere.

Gian Carlo Mondini e Giorgio Amadei,
rispettivamente Presidente e Vice dell’Ais per l’Emilia Romagna, hanno condotto la verticale. Amadei ha ricordato quasi con affetto le prime versioni di questo vitigno uscite sul mercato: “All’inizio le prime bottiglie non avevano una loro identità, ogni anno le espressioni erano diverse e discordanti rispetto a quelle dell’anno precedente, non c’era una linea precisa di vinificazione”. Poi dal 2004 si verificò una svolta: a “La Sabbiona” in campo si cominciò a prestare grande attenzione alla risposta delle piante, si affinò la tecnica di coltivazione con il diradamento in vigna e la defogliazione, si migliorò la vinificazione tramite la fermentazione a temperatura controllata.

L’Azienda sostenne importanti investimenti per la cantina e per le attrezzature e, non ultimo, iniziò ad avvalersi della consulenza dell’enologo Ivano Emiliani.

Tutti questi fattori messi assieme fecero emergere forti i tratti distintivi del Centesimino (grande morbidezza, forte acidità, complessità nei sentori, il lampone, il ribes, la rosa canina, la frutta matura, la quasi totale assenza della percezione dei tannini) e garantirono la costanza circa la qualità.

Dalla verticale è emerso che il Centesimino non è un vitigno troppo vocato per l’invecchiamento, che esprime il meglio di sé nelle annate attualmente in commercio e in quelle subito precedenti, ma anche a distanza di anni, nelle bottiglie del ‘99 affinate in legno, il Rifugio ha ancora qualcosa da dire!

Nei bicchieri, la svolta del 2004 è stata “letta” chiaramente e nelle annate più recenti sono “esplosi” i tratti peculiari, sia nella versione in acciaio che in quella affinata in legno.

E proprio a questo proposito si è potuto riflettere anche sulla comparazione di queste due interpretazioni del Centesimino.

La barrique non disturba il carattere del vitigno,
il legno non ne smorza la vivacità e ne migliora la tenuta nel tempo: nei calici di Rifugio infatti si sono trovate interessanti espressioni anche nelle annate più vecchie, si sono scorti ancora fascino ed eleganza.

Ma è emerso che il legno, pur mettendo in evidenza gli aromi, “plasma” un prodotto completamente diverso da quello che nasce dal solo acciaio.

La serata si è conclusa con una cena conviviale al termine della quale è stato fatto degustare in anteprima la versione passito del vitigno: “Laura” 2009, abbinato al dessert “Dolce Abbraccio” che Sonia Balacchi, Campionessa Mondiale di Pasticceria Femminile (Pastry Queen 2012), aveva studiato e realizzato per l’occasione, ha concluso in dolcezza questa piacevole serata.

pubblicato il 23.04.2012