Sei proposte per raccontare il vino di Romagna

Un Premio per la Migliore carta dei vini regionali; Co-marketing con la Riviera per dedicare una fila di ombrelloni in spiaggia ai vitigni romagnoli; Omaggiare i turisti nell’aeroporto internazionale di Bologna di un assaggio di vino; sensibilizzare il cinema internazionale con un film nelle nostre terre; Viaggi conoscenza nelle cantine durante la vendemmia rivolti a giornalisti e opinion leader: sono queste le sei proposte emerse del convegno organizzata dal Gruppo Cevico. Il Teatro Rossini di Lugo, gremito in ogni ordine di posto, per una sera è diventato incubatore di idee di una Romagna del vino che crede nelle sue potenzialità e lo dimostra.

Dopo il saluto del sindaco Davide Ranalli, sono saliti sul palco i vari protagonisti della serata, coordinati da Patrizio Roversi. In primis, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi nazionale: “La Romagna è passata da un periodo di oscurantismo a una rinascita della qualità. Adesso deve fare un ulteriore scatto: comunicarla. Dire che fa ‘vino buono’ è banale, il ‘vino buono’ si fa quasi dappertutto con le moderne tecniche attuali. È raccontare la propria storia e la propria tradizione che fa la differenza”.

Sul progetto Fico a Bologna si è soffermata Tiziana Primori vicepresidente di Fico, presente in sostituzione di Oscar Farinetti assente per un lutto familiare. “Fico è una grande arca che presenta al mondo intero la biodiversità italiana. La sede non poteva che essere a Bologna. Sono presenti gli 80 migliori imprenditori dell’agroindustria italiana. Centinaia le etichette del vino in rappresentanza dell’Italia, il ‘vino della casa’ sarà quello di Cevico”.

Elisa Mazzavillani dell’azienda agricola Marta Valpiani, ha sottolineato come “negli ultimi anni c’è stata la consapevolezza di un comune linguaggio che ha unito grandi e piccole cantine nella promozione del territorio con buoni risultati”.

L’Assessore all’Agricoltura Simona Caselli ha sottolineato un dato: “Negli ultimi dieci anni l’export del vino regionale è cresciuto dell’80%. Il calo dell’11% nel 2015 deve essere visto come un riposizionamento del vino regionale sul mercato mondiale: cala lo sfuso, si investe sempre di più in vini staccati dalla logica delle commodities. È un salto molto coraggioso che sa guardare al futuro”.

A tirare le fila è stata Ruenza Santandrea Presidente di Cevico: “Tutti insieme dobbiamo fare un nuovo racconto del vino che recuperi la sua essenza di prodotto popolare, intimamente legato alla terra come la sua cucina. Certo c’è l’export che è fondamentale, la Romagna però ha un grande futuro anche nei consumi interni. Basta che lo voglia. La nostra ristorazione, da quella stellata alle trattorie sino ai bagni al mare, deve avere l’orgoglio di presentare ai clienti e ai turisti i nostri vini con la consapevolezza di una qualità diffusa e una bevibilità di grande piacevolezza. Se sapremo fare questo aumenteranno i consumi interni e anche l’export ne trarrà grande giovamento. Così come ne beneficio il turismo e la ristorazione stessa”.
Al termine della serata le sei proposte per il rilancio per la crescita della riconoscibilità del vino della Romagna al di fuori dei propri confini.