Credito, all’Agricoltura costa il doppio

Verona - All’industria il denaro preso in prestito dalle banche costa meno che all’agricoltura. Lo ha detto Maurizio Gardini, presidente di Fedagri Confcooperative, a Vinitaly nella tavola rotonda - moderata dal direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, e che ha visto la presenza, fra gli altri, del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania e del presidente della Comagri al Parlamento europeo, Paolo De Castro – sul tema «Diamo credito al vino italiano».
Un titolo che suona come un appello agli istituti bancari, e che parte da una fotografia economico-finanziaria. «Il settore agricolo ed agroalimentare rappresenta per il settore creditizio un universo da 75 miliardi di euro impiegati, pari al 7,5 per cento degli impieghi nazionali e oltre il 31 per cento degli impieghi erogati al solo settore manifatturiero», riassume il presidente del settore vitivinicolo di Fedagri Confcooperative, Adriano Orsi. Eppure, a parità di importi e durata di prestiti richiesti, un’azienda agricola deve sostenere quasi il doppio del costo del denaro. Secondo l’elaborazione di Fedagri Confcooperative su dati Banca d’Italia al 30 settembre 2011, il Taeg medio ponderato (l’indicatore del costo complessivo del credito a carico dell’utente, comprendente tutti gli oneri connessi alla sua erogazione) è del 4,51 per cento nell’agricoltura, contro il 2,39 per cento nel manifatturiero (è al 3,29 per cento negli alimentari).
Nella geografie dei finanziamenti, a livello nazionale guida la locomotiva del Nord Est, con 25,9 miliardi di euro, seguita dal Nord Ovest (20,4 miliardi) e dal Centro (12,8 miliardi). «Ma fra cooperative grandi e piccole – puntualizza Orsi – la differenza di costo del denaro è del 3,8 per cento». Ma va anche sottolineato che tra le cooperative agricole e agroalimentari l’accesso al credito è diventata un’impresa più ardua. L’indagine di Fedagri evidenzia infatti come il 66,7 per cento dei cooperatori abbia lamentato un aumento dello spread negli ultimi quattro mesi del 2011.
«Il mondo del vino in Italia fattura 10 miliardi di euro e ne esporta quasi il 50 per cento in valore – dice il presidente di Veronafiere, Ettore Riello, nel suo intervento -. Tuttavia, sembra che l’interesse delle banche sia legato solamente ai tassi d’interesse e ai margini, a sigle come l’Eba piuttosto che al fattore umano. Con questi meccanismi stiamo cambiando la geografia di un Paese che produce come l’Italia».
A richiedere credito e fiducia è soprattutto il mondo delle cooperative, compreso il settore vitivinicolo, «che rappresenta il 50 per cento di tutte le uve italiane, produce 18 milioni di ettolitri e fattura 3,8 miliardi di euro grazie alle 415 imprese vitivinicole (comprensive di 350 cantine, pari al 56 per cento del totale nazionale)», elenca Orsi.
In un momento complesso per l’economia a livello globale, servono strumenti di sostegno al credito di maggiore forza. Su questa linea il ministero delle Politiche agricole ha portato un risultato importante. «Con il decreto sulle liberalizzazioni abbiamo stabilito tempi certi, di 30 e 60 giorni, per i pagamenti nella filiera», spiega il ministro Catania.
E anche Ismea, come ricorda il presidente Arturo Semerari, «che a tutto il 2010 ha garantito a tutto il 2010 una massa complessiva di 11 miliardi di euro nel fondo di garanzia sussidiaria».


pubblicato il 28.03.2012