Gino Angelini e Fabrizio Timpanaro a "Dire, Fare Sognare"

Va al cuoco riminese Gino Angelini e al sommelier Fabrizio Timpanaro la quinta edizione del premio “Dire Fare Sognare”, riconoscimento alla cultura del cibo e del vino dell’Emilia Romagna. Promosso da Partesa, le due firme riminesi sono state scelte da tre tra le più illustri firme della critica enogastronomica nazionale: Andrea Grignaffini (critico enogastronomico), Elsa Mazzolini (giornalista enogastronomica) e Alessandra Meldolesi (giornalista gastronomica).
Assegnato ai protagonisti della cultura enogastronomica della regione, il premio sarà consegnato a entrambi lunedì 6 giugno 2016 alle 10,30 al Teatro Verdi a Cesena.
 
Gino Angelini è chef di fama internazionale, da circa un ventennio ha conquistato il palato dei vip di Hollywood nel suo ristorante a Los Angeles. Fabrizio Timpanaro, esperto sommelier, dal 2009 lavora al Quartopiano diretto da Silver Succi.
 
Nelle passate edizioni di ‘Dire Fare Sognare’, del riminese erano stati premiati: lo studioso Piero MeldiniFratelli Raschi del Ristorante Guido (Miramare), Fausto Fratti Povero Diavolo (Torriana), Massimiliano Mussoni La Sangiovesa (Santarcangelo di Romagna), Rafaele Liuzzi Locanda Liuzzi (Cattolica).
 
Chi è Gino Angelini.
Nativo di Rimini, è autore di una cucina italiana in purezza, di quelle che probabilmente si concepiscono solo dopo aver varcato i confini nazionali. Qualcuno forse un giorno scriverà la storia dell’epopea culinaria degli espatriati e del loro contributo alla nostra gastronomia, promossa fra le più rinomate al mondo: locali che, dalle umili pizzerie disseminate per il pianeta ai tanti ristoranti di livello, hanno paradossalmente custodito le nostre tradizioni più pure, con innegabili effetti di feed-back in patria.
Per quel che riguarda Angelini, tutto iniziò in Francia, nel canonico pellegrinaggio da cui parte il romanzo di formazione dei cuochi. Dall’età di quattordici anni egli praticava una cucina irta di gallicismi al Grand Hotel di Rimini, dove ancora facevano tendenza gli aspics di Escoffier.
L’incontro diretto con la Francia rappresentò il disvelamento di una prepotente esigenza di rinnovamento. Paradossalmente, il decisivo stage presso Paul Bocuse lo spinse ad una pionieristica opera di svecchiamento dell’ingessata cucina classica in favore di una sobrietà genuina e senza fronzoli, focalizzata sui prodotti e sul territorio: una sorta di nouvelle cuisine all’italiana, promossa anche personalmente sulle pagine de La Madia Travelfood, la prima rivista pubblicata in Italia per la ristorazione, di cui Angelini è stato il fondatore insieme ad Elsa Mazzolini.
Cooptato alla corte americana di Mauro Vincenti, che a metà degli anni ’90 lo volle con sé al Rex, il più quotato ristorante di Los Angeles, il nostro prese armi e bagagli per non tornare più.
Ma solo nel 2001 Angelini ha intrapreso la sua avventura in solitario, con l’originale Osteria che prende il suo nome. Già punto di ritrovo di tutto il jet set hollywoodiano, al di là delle divisioni di classe e di fazione, l’Osteria per Angelini rappresenta l’habitat del moderno gourmet, che magari veste in jeans, ma ha gusti ricercati, nel campo dei vini come in quello della cucina. Un popolo di curiosi che rifiuta la retorica e il teatro delle grandi maisons in favore degli schietti sapori di una volta e di un’atmosfera familiare.
 
Chi è Fabrizio Timpanaro
Classe 1973, nasce e cresce a Torino, già a 13 anni inizia a lavorare nella “piola” (tipica trattoria piemontese) gestita dai genitori in un piccolo paese della provincia torinese.
Finisce gli studi tecnici (perito elettronico) ma l’approccio al lavoro gli fa capire che il cuore vuole proseguire nel campo della ristorativo. Si rende conto che il servire le persone lo affascina.
A 19 anni si trasferisce in Romagna quasi per gioco insieme al fratello più grande, fa un po’ di gavetta in ristoranti tipici come cameriere, dopo qualche anno (a 26 anni) si rende conto che manca qualcosa nella sua formazione.
Si trasferisce quindi a Londra per imparare la lingua e lavora in ristoranti più metropolitani. Vicino a colleghi più esperti si appassiona alla gestione della sala in maniera più attenta e osservando i sommelier si avvicina al mondo del vino con maggiore interesse.
Ritornato in Italia, nel 1998 segue i corsi Ais e nel 2001 diventa Sommelier Professionista.
Nel 2000 inizia la sua avventura insieme a Silver Succi al ristorante Tre Rè di Poggio Berni, occupandosi dei vini e della sala a fianco del maître Giorgio Bigoni.
Nel frattempo sfrutta tutte le sue vacanze per soddisfare la sua sete di sapere, visitando le migliori zone vinicole Italiane e Francesi confrontandosi con produttori e amanti del vino
Nel 2004 i titolari dei Tre Rè gli affidano la nuova gestione della Porta del Sasso a Verucchio, iniziandolo al ruolo di responsabile di un ristorante affiancato dallo chef Fausto Ferraresi in un bellissimo progetto di reinterpretazione della cucina tipica Romagnola/Verucchiese.
Terminata questa esperienza, si diverte per qualche mese da Spazi enoteca del momento Riminese, prima di approdare come Maître e Sommelier dal giovane Alberto Faccani neo stella Michelin al Magnolia di Cesenatico. Ci rimarrà più di tre anni.
Nel 2009 riavvicina all’amico Silver e accetta la sua proposta di ritornare a lavorare insieme nella nuova avventura del Quartopiano di Rimini, dove tuttora prosegue il suo ruolo di Maître e Sommelier.
Da circa 4 anni è nel consiglio della delegazione ONAV (organizzazione nazionale assaggiatori vini) di Rimini che promuove ogni anno corsi professionali per appassionati di vino.
Mensilmente organizza insieme al suo amico “cronista del vino” Francesco Falcone incontri e degustazioni con i migliori produttori e distributori di vini italiani ed esteri.
L’annata migliore che potrebbe consigliare…la 2011, anno di nascita del suo stupendo figlio Federico.