In Romagna il vino si fa naturale con i Bioviticultori

Faenza - E’ la nuova frontiera della viticoltura. Vinitaly gli ha appena dedicata una nuova sezione della più importante manifestazione enologica mondiale. I suoi prodotti sono sempre più apprezzati dai consumatori. Sono i vini naturali: biologici e biodinamici. E a Faenza, durante Enologica (19-21 novembre), la rassegna delle eccellenze agroalimentari dell’Emilia Romagna curata da Giorgio Melandri, è stata presentata la nuova associazione dei produttori di vini naturali della Romagna: i “Bioviticultori” (http://www.youtube.com/watch?v=zjooOK5sEYA)

Si parte dalla terra, da un nuovo modo di vivere il rapporto con la natura e l’ambiente. Per rispettarli e seguirne i bisogni, i tempi, i frutti. Nasce da qui un nuovo modo di pensare al vino. Interpretando con assoluta fedeltà il luogo dove è creato e raccontando le storie e la vita di chi lo produce.


E’ questa la sfida di 6 produttori della Romagna: Paolo Babini
di Vigne dei Boschi, Stefano Bariani di Fondo san Giuseppe, Filippo Manetti di Vigne di San Lorenzo, Emilio Placci di Il Pratello, Andrea Bragagni, e Paolo Francesconi, proprietari delle omonime cantine. Le loro vigne abbracciano tutto il territorio centrale della Romagna. Si va dai campi immediatamente a ridosso delle prime colline dell’Appennino attorno a Faenza di Paolo Francesconi, ai filari sui 600 metri d’altezza di Il Pratello, a Modigliana. Attorno a loro il Fondo San Giuseppe a Brisighella (400 metri s.l.m.), Vigne dei Boschi a Valpiana di Brisighella, sulla dorsale Appenninica, al confine con la Toscana (400 metri s.l.m.), a Campiume e, sempre sulla medesima dorsale collinare, troviamo  Vigne di San Lorenzo e l’azienda agricola Bragagni a Fognano (350 s.l.m.).

Il tutto per una superficie vitata complessiva di oltre 40 ettari e in grado di produrre ogni anno 80 mila bottiglie
. Terreni che variano dalle argille di Faenza, all’arenaria dell’alto Appennino e presentano condizioni climatiche differenti per escursione termica ed esposizione ai venti e in grado di offrire un carattere preciso e particolare a ognuna delle etichette dei “Bioviticultori”.

Per loro, infatti, ogni vino deve esprimere e raccontare la specificità del luogo dove nasce. Come amano ripetere: “Un grande vino nasce da una grande uva e il lavoro di cantina deve solo consentire di esprimerne in pieno la potenzialità. Deve rispettarne ed evidenziarne il carattere. Senza modificarlo o trasformarlo in qualcosa di lontano o diverso dal luogo dove nasce”.

A farla da padrone nei filari dei “Bioviticultori
”, sono i vitigni autoctoni della Romagna. Si parte dal Sangiovese, principe di questo terroir e dall’Albana vivificata sia dolce sia secca, e si arriva al Trebbiano altra bacca bianca tipica della zona, per finire con uve quasi scomparse e oggi recuperate, dai “Bioviticultori”, come Centesimino, Malbo Gentile,Cor d’usel, e Pagadebit.


pubblicato il 28.11.2011