Artusi 2.0: ecco la cucina del nuovo millennio

Forlimpopoli - Pellegrino Artusi è il padre riconosciuto della cucina italiana. Raccontare la cucina italiana del nuovo millennio partendo dall’Artusi significa andare a capire cosa sia cambiato nella cucina popolare, nella sua geografia, nelle sue testimonianze.
Casa Artusi e Donpasta chiedono agli italiani di raccontare la ricetta del cuore, quella legata alle loro origini. Il lavoro si basa su un censimento della cucina italiana domestica e familiare del tempo presente. L’idea è di costruire una piattaforma multimediale di ricette che provino a rappresentare il patrimonio gastronomico della cucina popolare italiana e a capire ciò che gli italiani mangiano, quale sia il loro modello culturale/culinario di riferimento quando cucinano o parlano di cucina.
Si costruirà così un nuovo nucleo di ricette che rappresentino l’Italia nel nuovo millennio, ma che abbiano, grazie al comitato scientifico di Casa Artusi, una scientificità nella loro codificazione, indicizzazione e scrittura. Significa provare nel modo il più esaustivo possibile di mostrarne le complessità, le particolarità locali, la cultura secolare che c’è dietro ogni ricetta tradizionale. Significa, quindi, verificare a più di un secolo di distanza dall’uscita dell’Artusi, come sia cambiata l’Italia nel frattempo. Capire quindi ciò che gli italiani mangiano, quale sia il loro modello culturale/culinario di riferimento quando cucinano o parlano di cucina. L’ipotesi, anche e soprattutto alla luce del lavoro di Artusi, è che la cucina familiare sia un elemento identitario collettivo e individuale allo stesso tempo in cui il Sistema delle Ricette è un sistema di Trasmissione dei Saperi e che il sapere ereditato dalla cucina familiare resti la struttura portante della cucina domestica e strumento di autenticità della cucina stessa.
“Raccontateci le ricette del vostro cuore, delle vostre origini”, sottolineano i promotori dell’iniziativa. “Spulciate quei ricettari scritti a mano dalle vostre nonne, recuperate i foglietti che cadono e scivolano giù per terra, trascriveteli. Diteci delle vostre madri e dei loro viaggi definitivi verso paesi troppo lontani con quei quaderni scritti a penna e stretti in mano, più importanti di qualsiasi gioiello. Fateci parlare via skype con quelle donne che hanno salvato l’Italia cucinando genialmente il poco e niente della guerra e di ciò che ci fu dopo. Parlateci voi adesso di come cucinate il nulla di un frigo diventato anch’esso precario. Scriveteci la ricetta che solo nella vostra famiglia si faceva a dovere, a dispetto della versione della signora del pianerottolo di fronte, che si ostinava a darvi la sua ricetta che però non era la stessa di vostra nonna”, precisano Casa Artusi e DonPasta. “C’è un patrimonio di cucina popolare da ricostruire in quest’intrecciarsi di mani, di età, e c’è urgenza di ritessere la tela di memorie abbandonate per negligenza o al contrario custodite intimamente. Tutte da rimettere assieme in un gigantesco pentolone. Il solo rischio della perdita di questo linguaggio mette a rischio l’identità stessa della gente, l’identità di un luogo, di una nazione. Proteggiamoci. Soffriggete”.

Info:
artusiremix.wordpress.com
Per inviare le ricette:
http://artusiremix.wordpress.com/partecipa